Vivono alla giornata. Trascorrono ore alla stazione di Lugano con un bottiglia di birra in mano. E non solo birra. Parlano di donne, di calcio e di lavoro ("che non si trova"). Sogni e delusioni di quelli che alla stazione hanno una seconda casa
LUGANO – La stazione di Lugano è la loro seconda casa, il luogo dove trascorrono la maggior parte del tempo. Alex, John e Marco (i veri nomi sono noti alla redazione) sono tre giovani disoccupati. Ognuno di loro ha una storia diversa, fatta di difficoltà quotidiane e di inevitabili frustrazioni. Sul “tema del momento”, i ripetuti furti al negozio di alimentari Piccobello, dichiarano di non sapere nulla. Poi, ritrattano. E rivelano le loro verità. Quelli che emergono sono dettagli inquietanti. Sintomo di una situazione di degrado che riguarda decine di giovani.
I furti – “A Lugano non c’è più niente per i poveri – spiega John, da 9 anni in Svizzera e senza permesso –. Io dormo in case abbandonate o nelle barche. Ogni tanto trovo qualcuno che mi ospita. Sono tre giorni che non mi lavo. Io non rubo, ma è normale che in queste condizioni, chi non ha soldi è costretto ad arrangiarsi come può. In città come Losanna, Zurigo e Ginevra hanno creato degli spazi dove un nullatenente può mangiare e dormire per pochi soldi. Qui niente”. Accanto a lui c’è Alex, un giovane marocchino. Dal suo punto di vista la maggior parte dei “ragazzi della stazione” è innocente. “C’è tanta gente che viene da fuori – sottolinea –. Molti arrivano da Bellinzona o da Locarno. E poi fanno casini. I furti li commette gente che viene dall’esterno. La colpa, però, ricade sempre su di noi”. “È chiaro che stare in stazione non è una soluzione – aggiunge John –. Ma se nessuno fa niente per noi, dove possiamo stare?" Secondo i responsabili del negozio Piccobello, tuttavia, i ladri non sarebbero ragazzi poveri.
Giornate vuote – Arrivano a scaglioni, a partire dalla tarda mattinata. Una birra, qualche canna. E poi ore e ore spese in chiacchiere. “Le nostre giornate sono così – conferma Marco –. Io ho 25 anni, sono metà svizzero e metà veneto e ho un diploma di elettricista. In questo momento non ho lavoro. Lo sto cercando, anche se non più di tanto. Piuttosto che stare a casa ad annoiarmi, vengo qui”. “Almeno si vede un po’ di gente – gli fa eco Axel –. Parliamo un po’ di tutto. Di calcio, delle donne, e anche della crisi che non ci aiuta a trovare un bel lavoro... Perché i giovani bevono? Non lo so spiegare. Dipende da caso a caso. Non ci siamo mai posti la domanda. Ognuno ha i suoi problemi”.
Tra droga e pestaggi – Per la polizia, la stazione di Lugano è una zona calda. A tratti rovente. Lo spaccio di droga è una pratica diffusa. E le risse sono piuttosto frequenti. “Io non so cosa dire sulla droga – specifica Marco –. Credo che si spacci in tutte le grandi stazioni del mondo, no? ” Il nostro interlocutore sembra davvero estraneo alle faccende legate allo spaccio. Poi, però, aggiunge un altro particolare che ci fa cambiare idea. “Prossimamente dovrò fare dei lavori di pubblica utilità – ammette –. Devo pagare delle multe e recuperare la patente. Me l’hanno ritirata. Devo proprio dirvi perché? Per droga. Sono stato coinvolto in un’operazione”. Alex, dal canto suo, è piuttosto contrario ai controlli da parte degli agenti di polizia. “Non capisco perché vengano a fare le perquisizioni solo qui – puntualizza –. Ci sono tanti posti tipo il Ciani dove si spaccia… Le risse? Adesso c’è la videosorveglianza, se vedono i colpevoli, possono benissimo fermarli. Io non sono mai stato coinvolto in un pestaggio comunque. Parlo per sentito dire”.
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