Calcio/Intervista con il presidente del Bellinzona dott. Gabriele Giulini sui temi più dibattuti
Calo d’entusiasmo? Al contrario’
Le difficoltà attuali mi hanno ulteriormente galvanizzato. Cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose’
di Fabrizio Maggi
«Non sarò a Kriens, volo in Siberia per affari». Mai scelta fu tanto azzeccata, verrebbe voglia di affermare; l’indecorosa prestazione del Bellinzona al Kleinfeld, ha risparmiato al presidente Giulini un’arrabbiatura biliosa, ancorché, immaginiamo, a distanza di migliaia di chilometri i sentimenti provati dal dottore non saranno comunque stati di indulgenza nei confronti dei propri giocatori.
Con il numero uno granata, ci siamo intrattenuti venerdì scorso allo scopo di fare il punto alla situazione sui temi più dibattuti.
– Innanzitutto, presidente, è più deluso per il difficile momento che sta attraversando la squadra, o per i problemi sorti con Bellarena?
«Bella domanda. No, guardi, non sono deluso, non lo sono mai. Cerco sempre di cavare gli aspetti positivi anche dalle situazioni meno favorevoli».
– E quali sarebbero nella fattispecie?
«Beh, per quanto riguarda la squadra, le ultime due prestazioni offerte (presumiamo che il giudizio sarebbe stato un po’ diverso se espresso dopo la debacle di Kriens, ndr) contro Lucerna e Zurigo e poi l’ottimo comportamento dei nostri nazionali con la U21 rossocrociata».
– L’entusiasmo manifestato nella passata stagione è rimasto intatto oppure avverte qualche incrinatura nei suoi propositi originali?
«Direi che l’entusiasmo è ancora aumentato. Perché? Per il fatto che l’impegno è maggiore in quanto la situazione è più difficile e tutto questo mi galvanizza. E poi l’affetto che nutro per la squadra è sempre più profondo: dall’infatuazione sono passato a un amore più autentico. È come stare con una donna: i primi mesi sono di innamoramento e poi, o ti va male, e allora tutto finisce, o il rapporto diventa molto più vero».
– E i suoi rapporti con Schällibaum? Mai pensato di interrompere la sua collaborazione?
«Qualcuno diceva... ‘dubito ergo sum’, no? Invece di ‘cogito...’. Proprio perché tutti si ha dei dubbi quando si lavora. Ma questo non significa che poi questi dubbi debbano per forza portare a un certo tipo di intervento».
– Che idea si è fatta di Schällibaum?
«Un professionista serio che mette molta passione nel suo lavoro e non si lamenta mai con la società». Un buon soldato, dunque... «L’ha detto lei...».
– Ci è giunta voce di qualche discrepanza nel rapporto tra lei e il direttore generale Marco Degennaro...
«C’è un’istituzione che è il Consiglio di Amministrazione dove c’è un confronto di idee e in quella sede si dibatte. Che poi due persone possano vedere un problema sotto un’ottica diversa, questo non vuol dire che tra di loro vi siano degli attriti. Meglio un’aperta dialettica che il piattume generale da cui esce solo una grande mediocrità. Se poi qualcuno sostiene altre cose, beh siamo nel campo del pettegolezzo, glielo assicuro... Questa è la mia opinione, parlo per me, sia chiaro».
– Lei ha detto che preferisce estrapolare sempre le cose positive anche da una situazione negativa o comunque difficile: ma c’è qualche cosa che l’ha veramente amareggiata, che non riesce proprio a digerire?
«Beh, il ‘cahier des doléances’ sarebbe piuttosto lungo. In questi ultimi mesi sono successe delle cose spiacevoli. L’incomprensione per certi meccanismi ad esempio; quando uno porta investitori, progetti, posti di lavoro e poi non ottiene ciò che vorrebbe: e mi riferisco allo stadio, ovviamente. E siccome considero di essere una persona con i miei limiti ma una persona seria, che profonde parecchie energie in tutto quello che fa, sentire certi apprezzamenti non fa piacere: non sono un buffone, come qualcuno ha affermato e Bellarena non è un progetto campato in aria, ma compatibile con quelle che erano le possibilità oggettive. In tutta coscienza credo di non avere condotto male la nave del Bellinzona in questi marosi. Adesso si ricomincia daccapo». – Ma da che punto? «Non siamo in stand by, tutto è in movimento ma senza pronunciamenti, in modo molto quieto. In questo momento ciò che mi sta più a cuore è garantire la Super league al Bellinzona, che possa cioè giocare nel proprio stadio anche nel futuro prossimo. Ci stiamo attrezzando insomma per avere il benestare della lega».
– La campagna acquisti era stata contraddistinta dall’arrivo di Ciaramitaro, giocatore considerato di livello superiore. Invece...
«Non amo esprimermi su problemi di carattere tecnico. Mi fido del nostro direttore generale: Degennaro è sicuro delle qualità del ragazzo, per cui lo aspettiamo. Potrebbe essere un problema di ambientamento, di quelli che spesso incidono sul rendimento di un giocatore».
– Che cosa deve fare la squadra per salvarsi?
«Ci deve mettere la passione e i giocatori debbono capire che si è professionisti non soltanto sul campo ma anche fuori, per cui occorre gestire il tempo libero con intelligenza. E poi puntare in alto, non arrendersi mai, al di là anche dei propri limiti e considerare una partita sempre un’occasione».
– Dopo la performance teatrale della scorsa primavera, quali altre ‘sorprese’ culturali avete in serbo?
«Sono parecchie. Dopo la serata dedicata al tango che ha riscosso molto successo, ho intenzione di organizzare un incontro religioso al quale possano intervenire rappresentanti di varie fedi, musulmana, buddista, cristiana ecc. Il tema potrebbe essere, ‘religione, superstizione e calcio’. Inoltre ho in animo approntare una serata dedicata all’alimentazione, mentre tra qualche mese dovremmo iniziare le prove per mettere in scena – con chi, tra i giocatori, vorrà aderire – l’Amleto in versione rivisitata. Nel corso di questa settimana, per concludere, uscirà invece il primo numero della nostra rivista ‘Calci d’autore’».